È nato prima l’uovo o la gallina?

La nuova edizione 2026 della guida Eurachem QAC

 

È nato prima l’uovo o la gallina? 

O forse la gallina dalle uova d’oro di certi sedicenti esperti di qualità (ma inesperti di laboratorio)?

Viene da pensare a uova e galline leggendo, o rileggendo, la nuova edizione, la quarta, della guida Eurachem QAC (“Quality in Analytical Chemistry). La prima edizione della guida, o meglio le prime edizioni, risalgono ai primi anni ’90, lo stesso (infausto) periodo in cui nacque l’accreditamento, il periodo nel quale molti strani soggetti che avevano a che fare con il mondo dei laboratori solo in occasione del prelievo del sangue o delle urine fiutarono l’affare (le uova d’oro) e invasero il nuovo (per loro) mondo con il loro bagaglio di attrezzi e termini inutili: “prove”, e relativi “rapporti di”, “provini”, campioni anonimi, registrazioni dell’ovvio e del superfluo, documenti di interesse solo per loro e per i loro colleghi “consulenti” (spesso le stesse persone), elenchi di documenti, elenchi di elenchi, “scrivi tutto quel che fai”, politiche da appendere al muro, targhette con scadenze, “qualifiche” e relativi “mantenimenti”, ovviamente “per prova”, verifiche della formazione, verifiche intermedie alle verifiche intermedie, scadenze dell’NaCl (magari non sapevano che è il sale da cucina), altre “qualifiche” dei fornitori. Non furono da meno i primi loro compari, i topi di laboratorio infarinati di “qualità”, esperti del requisito-tipo: “nel mio laboratorio si fa così, quindi dovete farlo anche voi”. Ovviamente con rare e lodevoli eccezioni.

In quel periodo, però, un’altra grande forza spiegava le sue ali: un gruppo di pionieri guidato da Bernard King tentava di adattare l’accreditamento (e le norme di allora, EN 45001 e ISO 25) ai laboratori, prima di fare il contrario, promuovendo la realizzazione di un paio di guide, antenate della attuale QAC. Per dirne una (o due): non si indicava, in quelle guide, la necessità di ripetere periodicamente prove in doppio per “mantenere la qualifica”, viceversa si fornivano già indicazioni pratiche sulle frequenze di taratura e verifica intermedia per i principali tipi di strumenti (senza prevedere “verifiche intermedie” per i termometri). Perché? Perché i laboratoristi applicavano dai tempi di Lavoisier e di Pasteur elementari ed essenziali pratiche di ordine, memoria, documentazione minima, competenza, quelle che ai giorni d’oggi vengono chiamate “qualità”.

Purtroppo, sia le due guide iniziali (WELAC WGD 2 e CITAC Guide 1, non si trovano facilmente su internet) che le successive edizioni Eurachem denominate QAC vennero (e in parte ancora lo sono) ignorate da gran parte degli addetti ai lavori, che forse preferivano spiegare (nella veste di consulenti) e pretendere (nella veste di ispettori) il “come-si-fa-nel-mio-laboratorio” e lo “scrivi-tutto-quel-che-fai”. Perché? Per una vecchia regola del marketing e dei marchettari: “inventa un problema, convinci ognuno che è il suo problema, vendigli una soluzione, sicuramente foriera di altri problemi, e ricomincia daccapo”. Insomma, “spenna la gallina”, oltre a rubarle le uova.

Curiosità: da notare che la “A” di QAC sta per “analytical”, e non per “accreditation”, a differenza di quella di AML (la guida “gemella” per i laboratori microbiologici).

Le prime guide, del 1993 e 1995, ci piacquero molto, e le adottammo senza indugio. Probabilmente il “semplificatamente” lo dobbiamo al dottor King e ai suoi sodali. Cogliendo l’occasione della recentissima (6 febbraio 2026) pubblicazione della quarta edizione della QAC, aggiornata alla ISO 17025:2017, vale la pena di riprendere i concetti e i requisiti dell’accreditamento, rivederli con la dovuta attenzione e valutarli criticamente, riportarli nel laboratorio di analisi, approfittandone per ripulire dagli orpelli inutili (e inevitabilmente prima o poi dannosi) la propria visione della “qualità” e il sistema di gestione del laboratorio. Rompendo le uova nel paniere a chi vuole spennare la gallina dalle uova d’oro.

Qualità per il laboratorio, e non laboratorio per la qualità.

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Se invece preferite l’autoformazione, un’occhiata alla guida è senz’altro consigliabile.

Qui la locandina:  

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